08 - Sceneggiatura ed Impaginazione - Accademia di sceneggiatura

Nello show business sono parecchio pignoli, e la prima impressione è quella che conta.

Per dare sin da subito l’idea che sei un professionista ci sono dei canoni da seguire, dei dettagli da rispettare; specialmente nell’impaginazione.

 

Inizio questo modulo chiarendo che cos’è una sceneggiatura:

Per la realizzazione di un film vengono coinvolte decine e decine di professionisti con ruoli diversi tra loro. C’è il regista, ci sono gli attori, il montatore, c’è la costumista, la truccatrice, il tecnico luci, il produttore esecutivo, il fonico, e tanti altri ancora.

Tutti loro hanno una cosa in comune: hanno tra le mani la stessa sceneggiatura!

Alcuni possono avere dei fogli aggiuntivi a parte, altri si scrivono degli appunti a lato, ma lavorano tutti quanti con la stessa identica sceneggiatura.

Questo vuol dire che all’interno della sceneggiatura dovranno essere chiare le indicazioni per chiunque di loro.

La costumista dovrà sapere se i personaggi hanno vestiti particolari. Il fonico dovrà sapere se ci sono dei rumori specifici da registrare, e quando parlano i vari personaggi. Il direttore della fotografia deve sapere cosa riprendere, chi c’è in scena in quel momento, cosa si deve vedere. Il produttore esecutivo deve sapere che oggetti/location/necessità particolari ci sono da far rientrare nel budget. Tutto deve essere chiaro.

Fare cinema è una attività estremamente collaborativa. Molti sceneggiatori ti diranno che il vero problema di un film in confronto alle altre forme d’arte è che tra te ed il prodotto finale si frappongono un mucchio di persone, ma in realtà è una cosa ottima! È questo che rende un film speciale. Lo scrittore entra a far parte di una famiglia di artisti ed artigiani, e insieme realizzano una cosa più bella e più grande di quanto lo scrittore aveva immaginato. Gli sceneggiatori hanno sempre paura che gli attori o i registi rovinino il loro lavoro, e in verità può succedere, ma molto più probabilmente lo renderanno migliore.

Insomma la sceneggiatura dev’essere un manuale universale. Per questo dovrai stare bene attento a scrivere correttamente tutte le informazioni.

Adesso vediamo in pratica come si fa:

 

I Contenuti

Una sceneggiatura è una elaborata sequenza di due sole informazioni:

  • Ciò che si vede
  • Ciò che si sente

Personaggi, storia, dialoghi, azioni, ambientazioni e tutto il resto sono descritti soltanto tramite ciò che possiamo vedere e che possiamo sentire.

L’abilità di uno sceneggiatore sta tutta nel utilizzare la propria fantasia ed il proprio talento così bene da riuscire a far comprendere i pensieri ed i sentimenti di un personaggio soltanto attraverso la vista e l’udito.

Questo significa che non dovrai mai scrivere che un personaggio “pensa”, “realizza improvvisamente” o “ricorda” perché sono tutti processi interni alla mente. Tutto quello che devi scrivere è ciò che accade al di fuori della mente!

Non possiamo vedere il pensiero di odio e rabbia, ma possiamo notare i denti digrignati e il pugno stretto e contratto.

Tutto ciò che accade nella mente umana crea una reazione nel corpo. Nella sceneggiatura devi scrivere soltanto il lato fisico e materiale delle emozioni.

Come faccio ad impaginare in maniera chiara ciò che si vede e ciò che si sente?

Ti do una brutta notizia. Una notizia che qui in Italia non ti daranno mai perché altrimenti dovrebbero cancellare metà del programma di un corso di sceneggiatura, e non saprebbero più giustificare il prezzo spropositato che ti fan pagare.

Non esiste una impaginazione universale. Non esiste una impaginazione ufficiale.

Devi semplicemente rendere chiaro quali sono le cose che si vedono e quali quelle che si sentono. Se il tutto è scritto in modo scorrevole e da non affaticare gli occhi allora va benissimo.

Quelle che leggerai in questo modulo non sono dunque regole ferree. Prendile piuttosto come consigli. Dopo decenni e decenni di produzioni, Hollywood ha bene o male capito qual è il formato più efficace. Centinaia di grandi sceneggiatori lo hanno scelto perché è forse il più comodo, ma non perché è quello da seguire obbligatoriamente.

Nelle prossime pagine ti spiego come seguire quel modello. Quando ci avrai preso la mano e fatto un po’ di pratica potrai modificarlo un pochino, a tuo piacere.

Bene, adesso non so se ti senti più smarrito o più entusiasta per libertà appena conquistata. Ti freno subito.

Il formato può essere personalizzato, ma ci sono delle regole sia di struttura che di contenuto che vanno rigorosamente seguite!

La prima è che una sceneggiatura deve avere l’aspetto di una sceneggiatura. Va bene personalizzare il formato, ma ricorda che non stai scrivendo un libro e nemmeno un ricettario. Adopera un formato che sia utilizzabile da chi lavorerà al film. Lo vedremo nei dettagli nelle prossime pagine.

La seconda e più importante regola in assoluto è la regola del Less Is More. Letteralmente Il Meno è Più. Tradotto in parole povere vuol dire meno cose scrivi più avrà valore il tuo testo.

Sembra strano, lo so, ma in realtà è una regola fenomenale che a noi Italiani servirebbe proprio tanto! Noi tendiamo a scrivere tantissimo; troppo! Quante parole in più, quante frasi inutilmente lunghe che si sarebbero potute riassumere in tre parole.

Con il Less Is More sei costretto a pensare e ripensare mille volte a ciò che hai scritto, sei obbligato a ripulire il testo dagli eccessi, dalle frasi che non servono (cioè che non sono integrate!), non ci deve essere scritto sulla pagina niente che non sia strettamente necessario.

Regola Less Is More: se non è necessario e non porta informazioni in più, allora toglilo.

Anche un semplice punto, se è di troppo, deve essere tolto. Perché scrivere Sig. Rossi quando se scrivi Sig Rossi (senza il punto) si capisce benissimo lo stesso che vuol dire “signore”? Se ti alleni a togliere un punto di abbreviazione quando non serve allora assumerai la forma mentis necessaria per essere in grado di eliminare ogni cosa superflua per la sceneggiatura, ti allenerai a stare attento ai dettagli.

La regola del Less Is More va applicata ad ogni passaggio della sceneggiatura. Iniziamo a vederli tutti mano a mano, e quando la regola dovrà essere applicata te lo farò notare.

 

L’Aspetto

La Copertina

Potrebbe venirti la tentazione di creare una copertina coi brillantini, colorata, con immagini o disegni.

Ma forse una presentazione da My Little Pony non è esattamente quello che ti serve. E soprattutto…ha senso avere una copertina fastosa? No. Regola del Less Is More. Se non serve allora evitalo.

Cosa devo scrivere allora sulla copertina?

Tutte le informazioni che davvero servono:

  • Titolo.
  • Nome dell’autore.
  • Nel caso tu la presenti direttamente e non tramite una agenzia, allora scrivi anche i tuoi contatti. Ma non il tuo nome. Perché? Perché l’hai già messo sotto il titolo. Non serve ripeterlo, e se non serve non va scritto. Less Is More.

Ma puliamo ancora un po’ la copertina col filtro del Less Is More.

“Una sceneggiatura originale di…” bisogna scriverlo? Ti faccio una domanda: secondo te un produttore cosa pensa di avere in mano? Il manuale di istruzioni della lavatrice o una sceneggiatura? Sicuramente la seconda, quindi non serve specificare che si tratta di una sceneggiatura. E se è originale perché dirlo? L’unica cosa che può aver senso scrivere casomai è “Tratto dal libro XYZ”. Se il produttore non legge niente del genere allora sa già che si tratta di un testo originale.

Entriamo nello specifico. Devi scrivere “Scritto da Fabio Slemer” o “Di Fabio Slemer”?

No. C’è già il tuo nome, ed è chiaro che non è il nome di tuo cugino, ma il tuo. Se c’è un nome è ovviamente quello dell’autore. Quindi “Scritto da” si può togliere. Cosa fare invece del “Di”? Toglilo! Come appena detto, è ovvio che il nome è quello dell’autore. Less Is More.

Più pulito sarai più sarà facile essere considerato un professionista.

Di seguito ti metto due esempi di copertina. Il primo è un modello corretto, il secondo decisamente sbagliato.

giusta
sbagliata

Diamo i Numeri

Pagine

Quando a Hollywood presenti la prima sceneggiatura non sei pagato e la usi come biglietto da visita, speri che venga prodotta. Se uno presenta la sceneggiatura ad un grande regista, questo non la leggerà ma la darà ad un collaboratore, il quale la prima cosa che farà sarà girare la sceneggiatura, guardare l’ultima pagina e leggerla; lo fa per vedere il numero di pagine. A Hollywood un lungometraggio deve essere al massimo 110 pagine. Si è visto che una pagina di sceneggiatura corrisponde circa ad un minuto di film, quindi sai che il tuo lungometraggio non dovrà essere più lungo di 100 massimo 110 minuti.

Ma Fabio che caspita stai dicendo? Ci sono tantissimi film che durano anche 3 ore, sono famosissimi e hanno pure vinto degli oscar, tipo Il Signore Degli Anelli o Il Curioso Caso di Benjamin Button! Questa delle 110 pagine è una gran cavolata!

Che posso dire…hai ragione. Ora però permettimi di farti io una domanda. Tu sei uno sceneggiatore affermato a livello mondiale o almeno nazionale?

Se la risposta è sì allora non avrai problemi a farti produrre qualsiasi sceneggiatura.

Se invece sei uno sceneggiatore emergente dovrai umilmente rimanere dentro gli schemi fino a che non farai carriera.

Purtroppo qui in Italia abbiamo un concetto strano del lavoro dell’artista: pensiamo che per avere un meritato successo basti avere talento, una buona idea e tanto entusiasmo.

In realtà il lavoro dell’artista (di qualsiasi tipo di artista) è uguale a quello di un pizzaiolo o di un chirurgo.

Hai mai visto un Napoletano pretendere di fare il pizzaiolo soltanto perché è di Napoli e ce l’ha nel sangue? No, pure lui dovrà studiare, imparare ed esercitarsi in cucine professionali.

Hai mai visto una persona pretendere di fare il chirurgo soltanto perché ha la mano fermissima e non si fa impressionare dal sangue? No, pure lui dovrà studiare e fare la gavetta.

Per un artista è la stessa cosa.

Noi tutti conosciamo Picasso per i suoi quadri dallo stile inconfondibile. Però prima di arrivare a dipingere in quella maniera Picasso è diventato incredibilmente bravo in tutti gli altri stili pittorici! Sapeva dipingere come Michelangelo e Da Vinci, sapeva fare quadri classici degni dei migliori musei. Una volta padroneggiate quelle tecniche e quegli stili si è permesso (giustamente) il lusso di uscire dagli schemi e di creare un qualcosa di suo, un suo stile.

La stessa cosa vale per gli attori. Nei miei corsi di recitazione mi chiedono sempre di fare qualche esercizio di improvvisazione perché in generale sono i più divertenti. Io mi rifiuto categoricamente di farli se prima non abbiamo passato un po’ di tempo ad esercitarci sulla gestione dello spazio, sui tempi delle battute e sulla interazione con gli altri attori. Ci vuole una base solida per poter improvvisare!

Perché quando mamma e papà ti han tolto le rotelline alla bicicletta non ti sei messo ad impennare o ad andare in giro senza mani? Non lo hai fatto perché prima hai dovuto imparare bene ad andare su due ruote!!!
Nell’arte è la stessa cosa!

Se vuoi essere trattato da professionista devi presentarti come un professionista.

Devi dimostrare di saper padroneggiare la regola del Less Is More.

Se già a colpo d’occhio, o dalle prime pagine, si notano degli eccessi e degli elementi superflui, sarà facile per il produttore pensare che quello sceneggiatore avrà riempito anche il resto della sceneggiatura di parti inutili (righe di dialogo, o addirittura scene in più), quindi avrà meno voglia di leggerla.

 

Bozze

Hai presente il detto “La prima impressione è quella che conta”?

Ecco, mai come nel campo cinematografico è d’obbligo ricordarsi questa piccola regola!

Se proponi la tua sceneggiatura ad un produttore e questo la rifiuta, non potrai più riportargliela corretta o modificata. Hai una sola possibilità!

Per questo non devi aver paura di riscrivere la sceneggiatura 2, 5, 10 o anche 15 volte prima di proporla! Più volte la riscrivi più la perfezionerai.

Riscrivi la tua sceneggiatura 2, 5, 10 o anche 15 volte.

David Koepp (sceneggiatore di Spiderman, Jurassic Park e La Guerra dei Mondi) è stato uno studente della UCLA e ha studiato le stesse cose che stai studiando tu in queste pagine. È diventato particolarmente famoso nell’ambiente perché riscrive le sue sceneggiature fino anche a 17 volte! C’è da dire che ne vale la pena a giudicare dai suoi film.

Ogni volta che riscrivi dev’essere come se fosse la prima volta. Non sorvolare su certi dettagli o sul seguire alcune regole (ad esempio l’integrazione) soltanto perché non vedi l’ora di finire. Lo so che riscrivere più e più volte è noiosissimo, ma se stai leggendo queste righe probabilmente è perché vuoi arrivare a scrivere un testo fatto bene, pressoché perfetto, quindi ti tocca faticare.

Io stesso ho riletto e riscritto tutti questi capitoli e questi moduli tante volte, e ancora adesso li modifico ogni volta che mi arrivano dei suggerimenti o delle critiche da parte di chi, come te, ha comprato il corso.

 

Data

La data di fine stesura del testo non andrebbe scritta né in copertina né alla fine per la semplice regola del Less Is More.

Ma c’è anche un altro aspetto più “sottile” da considerare a Hollywood.
I produttori Americani provano un insano piacere nel leggere sceneggiature fresche e nuove. Se leggendo la data scoprono che è stata scritta, ad esempio, un anno prima pensano a due cose:

  1. “Questa sceneggiatura è vecchia. Lo scrittore nel frattempo è migliorato e questo non è il suo miglior lavoro. La potrebbe fare meglio adesso, quindi quella che ho in mano è una versione di scarsa qualità.”
  2. “Se è da un anno che gira e ancora non ne è stato fatto un film, allora vuol dire che tutti gli altri miei colleghi produttori l’hanno scartata, quindi non è un buon testo. E poi…perché cavolo lo sceneggiatore è andato a proporre il suo lavoro ad altri produttori prima di me?! Cos’è, sono forse l’ultimo degli arrivati? Sono forse meno importante dei miei colleghi? Sono forse l’ultima ruota del carro? Uffa ecco adesso ho le palle girate, io ‘sta cosa non la leggo!”

Avrai capito che i produttori di Hollywood sono molto capricciosi, meglio non farli arrabbiare.

 

Scene

Partiamo dalla teoria: cos’è una scena?

Una scena è lo svolgimento di una azione in un determinato luogo.

Io ti suggerisco, come punto di riferimento, di cambiare scena quando cambi ambientazione. Ad esempio se Tizio sta mangiando in cucina e poi esce a fare due passi dividerai il tutto in due scene: la scena 1 mentre mangia in casa, e la scena 2 quando è uscito. Cambi scena perché cambi luogo. Devi cambiare scena anche se il personaggio cambia stanza: scena 1 Tizio è in cucina, scena 2 Tizio è in bagno.

Ho usato i numeri per essere il più chiaro possibile, ma bisogna numerare le scene di una sceneggiatura?

La risposta è senza dubbio la più sconcertante ed inaspettata di questo modulo! Infatti NON bisogna numerare le scene!

Lo so, lo so, a tutti noi può essere capitato di aver letto almeno una sceneggiatura famosa, quindi ufficiale e fatta bene, e questa aveva i numeri di scena.

Dunque perché ti dico di non metterli?

Perché quelle che tu puoi leggere online, o nei libri del reparto “cinema” di una libreria non sono le sceneggiature originali; sono le sceneggiature del set!

Una sceneggiatura viene consegnata senza numeri di scene, poi sarà la segretaria di produzione a numerarle per organizzare le riprese. I numeri servono soltanto a creare ordine per la produzione e le riprese. Non ad altro.

E se dunque numerare le scene non aggiunge nessuna informazione utile per chi sta valutando il tuo scritto allora, secondo la regola del Less Is More, non le dovrai numerare.

Arrivati a questo punto devo un pochino rimangiarmi la parola su quello che ho appena detto. Infatti tieni sempre a mente che tutte le informazioni che ti sto dando in questi moduli fanno parte della cultura cinematografica di Hollywood, non di quella Italiana!

Potrebbe benissimo essere che tu invii un tuo lavoro ad un produttore di Roma, questo vede che non hai messo i numeri di scena e ti prende per un incapace.

Poverino, compatiscilo. Se dipendesse da persone come lui saremmo ancora ai film muti e in bianco e nero.

Incappiamo nel punto debole di questo corso: non è detto che tutto sia accettato o capito dai produttori Italiani.

Sta a te decidere se e come applicare queste linee guida.

 

Font

Il font più usato è Courier New, grandezza 12, interlinea 1.

Ti ricordi che poco fa ho detto che una sceneggiatura non deve superare le 110 pagine? Bene, quel calcolo è stato fatto tenendo in considerazione il Courier New grandezza 12 come font. Quindi ti consiglio di usare quello per riuscire a restare negli standard di lunghezza.

Rilegatura

Come per la copertina, devi far capire che sei un professionista ancor prima di venire letto. Quindi devi anche usare una rilegatura appropriata.

fermacampione 2Innanzitutto devi fare due buchi alle tue pagine, uno in alto a sinistra e l’altro in basso sempre a sinistra, vicino agli angoli. Poi fermi le pagine con dei fermacampioni in ottone, facilmente trovabili in cartoleria ad un prezzo irrisorio. Nella foto ti mostro come è stata rilegata la sceneggiatura di The Millionaire (vincitore, tra i vari oscar, anche di quello per la sceneggiatura non originale nel 2009.)

fermacampione 1

Perché due buchi in alto e in basso a sinistra e non lungo tutto il bordo della pagina, con più fermacampioni o cambrette?

Perché sarebbe un vero peccato impegnarsi per mesi e mesi a creare i personaggi, le loro caratteristiche, renderli vivi, creare trame e intrecci, conflitti…e alla fine non li si riesce a leggere perché ci sono le cambrette sopra!

 

 

Maiuscole e Minuscole

Oltre le classiche regole grammaticali che ci vengono insegnate alle elementari, ci sono altre istruzioni da seguire riguardo le minuscole e maiuscole in una sceneggiatura?

Sì.
I nomi dei personaggi vanno sempre scritti tutti in maiuscolo. Non solo la lettere iniziale; proprio tutte le lettere! E va fatto sia che il nome compaia nelle righe di descrizione sia che faccia parte del blocco del dialogo.

La stessa cosa vale per i suoni e i rumori.

Esempio:

Perché vanno tutti in maiuscolo?

Perché, come dicevo all’inizio, la sceneggiatura è l’unico e solo “manuale” del film che hanno i vari professionisti che lavorano alla produzione. La sceneggiatura che ha il regista è la stessa che ha la costumista, la stessa dell’attore protagonista e la stessa del direttore della fotografia.

Scrivere il nome dei personaggi ed i suoni in maiuscolo aiuta i seguenti collaboratori:

  • Il direttore della fotografia: capisce subito chi c’è in scena, e se dovrà o meno inquadrare quel personaggio. Si prepara di conseguenza.
  • La costumista: capisce che costumi deve tenere pronti per quella scena. Se legge il nome di Tizio vorrà dire che dovrà avere a portata di mano i suoi costumi.
  • Il fonico: capisce chi farà rumore o chi parlerà. Si piazzerà col microfono nel posto giusto per registrare quello che serve.
  • La truccatrice: come la costumista, sa chi deve truccare per quella scena.

e altri ancora. Spero di essere riuscito a farti capire il concetto. Se scrivi delle parole in maiuscolo renderai più facile il lavoro a chi lavora per la realizzazione del film.

Ad esempio, in questo modulo ho scritto la parola “invii” in piccolo (suggerimento: è prima di questo capitolo, non dopo). Prova a vedere quanto ci metti a trovarla.

Difficile vero?

Prova ora a cercare la parola CAPIRE che ho scritto in maiuscolo più avanti. Ti sarà più facile trovarla anche se l’impaginazione non è quella comoda di una sceneggiatura, dove c’è meno testo e tutto è calibrato in modo di essere leggibile agevolmente.

Capisci adesso quanto è importante usare le maiuscole quando servono?

Ti ho fatto un esempio con i suoni e nomi perché non volevo mettere troppa a carne al fuoco, ma sappi che la maiuscole vanno usate anche per i luoghi, indicatori di tempo e oggetti fondamentali (se uno viene accoltellato dovrai scrivere COLTELLO). E i motivi per cui devi farlo sono quelli appena citati.

Scrivi in maiuscolo le parole che rispondono alle domande “chi?” – “cosa?” – “dove?” – “quando?”

Rivedremo questi dettagli tra poco.

 

Contenuto

Titolo

Sembra una stupidata, eppure trovare il giusto titolo è tanto difficile quanto importante.

Dal titolo si capisce dov’era il tuo focus mentre scrivevi, e deve essere coerente con l’effettivo focus della storia. Se non lo è o correggi il titolo o correggi la storia.

Non puoi intitolare il tuo film Montagne Verdi e parlare di una famiglia che vive in montagna, ma quando va in vacanza al mare alle Hawaii subisce un furto ed un rapimento. Parte allora la caccia ai cattivi, in un susseguirsi di azione ed avventura. La storia finisce quando ripartono verso casa. E le montagne? Non ci sono. Al massimo avresti potuto intitolarlo Il Mare della Discordia o cose del genere.

Un altro esempio: che altro titolo si potrebbe dare a Cenerentola? Il Vestito di Diamanti oppure La Scarpetta di Cristallo? La risposta è facile; basta pensare al focus della storia.

 

La Base della Scena

Una spia incontra un’altra spia presso un chiosco degli hot-dog. Si scambiano una valigetta, si dicono due parole e se ne vanno.

Nel film vedremo l’inquadratura larga del chiosco, i primi piani delle spie, un piano medio delle due spie insieme, il dettaglio della valigetta e dello scambio, qualche controcampo durante il dialogo, il dettaglio di un hot-dog che cuoce, qualche passante, il traffico, un uccellino che mangia delle briciole vicino all’erba, e altro ancora.

Questo è ciò che vediamo al cinema. Ma sulla sceneggiatura cosa c’è scritto?

Probabilmente una cosa del genere:

E tutti i dettagli che abbiamo visto sullo schermo?

Quelli sono compito del regista. Non erano fondamentali per la vicenda e giustamente non li ho messi. Quando poi si va a girare la scena ovviamente non la si può fare in un ambiente vuoto, allora il regista decide tutti i contorni e i dettagli secondari. Non per scavalcarti, ma perché tu fai il tuo lavoro e lui fa il suo.

Tu devi fornire la base della scena, il nucleo fondamentale. Per il resto ci sono gli altri professionisti che con le loro competenze abbelliranno il tutto.

 

Effetti, Dissolvenze e Tagli

Deve uno sceneggiatore scrivere dissolvenza o taglio per indicare il passaggio da una scena all’altra?

La risposta è: è una indicazione integrata? Serve davvero a CAPIRE la storia? Senza quella indicazione ci perderemmo qualcosa? Di solito no, quindi non va messa.

Se passo dalla Scena A alla Scena B è già immaginabile che ci debba essere un taglio in montaggio (un taglio è il passaggio da una ambientazione ad un’altra). Non serve ripeterlo.

In oltre ci sono molti modi, in fase di montaggio, per passare da una scena all’altra. Scegliere quale sia il migliore è compito del regista e del montatore.

 

Tempi Verbali

Ho scritto tempi, plurale, ma in realtà l’unico tempo verbale che devi usare nella tua sceneggiatura è quello presente.

Sia che si tratti di 1000A.C. che di Star Wars gli sceneggiatori scrivono sempre al tempo presente.

“Tizio entra in…” “Caio sposta il…” “Maria si gira verso…”

Ma perché proprio il presente? Devo farlo anche quando scrivo una storia ambientata in epoca Romana o nel futuro?

Devi scrivere sempre al presente, perché quello che tu scrivi noi lo vediamo e sentiamo in questo momento. Se in un film vedo un uomo salire in macchina, quand’è che lo vedo? In questo istante.

Se scrivessi “Antonio è salito in macchina” vorrebbe dire che in macchina c’è già, quindi nel film non vedremmo il momento in cui sale. E allora perché non scrivere direttamente “Antonio è in macchina”?

Tutto quello che scrivi deve accadere in diretta.

 

Flashback

Potrai voler mettere dei flashback nella tua sceneggiatura, e se sono integrati va benissimo.

Come faccio a far capire che quello è un flashback?

In effetti è una buona domanda. Ti ho appena detto di scrivere tutto quanto al presente e può venire il dubbio su come affrontare un cambio di tempo nella storia.

Innanzitutto mantieni sempre il tempo presente.

In Italia, nei vari corsi, vedo che viene insegnato a scrivere FLASHBACK subito prima o subito sopra SCENA coi vari dettagli. In realtà non serve.

Prova a pensare a quello che devi dire, e poi al modo più sintetico per dirlo.

Se il flashback mi porta indietro nel parco della città nel 1950 perché devo scrivere FLASHBACK? è sufficiente scrivere PARCO CITTADINO 1950. Ho tutti i dati che mi servono:

  • Il dove.
  • Il quando.

Poi quando ritorno al presente scriverò PARCO CITTADINO, 2016 (o comunque l’anno in cui si svolge quella scena).

L’anno va specificato per il flashback e subito dopo il flashback, così da capire dove finisce una epoca e dove inizia l’altra.

Se dopo la scena PARCO CITTADINO 1950 c’è la scena CASA DI GIORGIO CUCINA è chiaro che siamo ancora nel 1950, non lo devo ripetere. Se invece torno nel 2016 allora scriverò CASA DI GIORGIO CUCINA 2016

Ancora una volta ti chiedo, cos’è che vedi sullo schermo? Il parco negli anni ’50. Bene, quelli sono i dati che scriverai. Poi cosa vedi? La casa di Giorgio nei giorni nostri. Perfetto, scrivi quello e basta. Nella sceneggiatura va scritto solo quello che si vede e si sente.

 

Montaggio

Durante una scena si susseguono tante inquadrature diverse, e uno sceneggiatore deve resistere alla tentazione di descrivere ogni inquadratura!

Un tipico esempio sono gli inseguimenti in macchina.

Si parte da un campo largo su un parcheggio di un supermercato, iniziano i dettagli dei pneumatici che stridono e sgommano, primo piano del cattivo al volante che si guarda indietro, piano medio dell’interno della macchina della polizia e del poliziotto che chiama rinforzi, ripresa dall’alto macchine che entrano in autostrada, controcampo dell’auto della polizia che insegue ancora, ripresa bassa e stretta delle auto che affrontano una curva, ripresa interna dell’auto di una macchina a caso che si vede sfrecciare di fianco il cattivo e la polizia, ripresa dei rinforzi che entrano in autostrada…e così via.

È chiaro che tu, come sceneggiatore, non puoi e non devi scrivere tutti questi dettagli. Non servono a niente, non danno informazioni nuove. È un inseguimento caspita, cosa vuoi che accada durante un inseguimento?! Ci si insegue!

Per risparmiare pagine e concedere lo spazio a regista e direttore della fotografia di lavorare con le loro conoscenze potresti riassumere l’inseguimento così:

Molto più conciso, e c’è tutto quello che serve sapere.

 

Finalmente Impaginiamo

Ora che sai cosa va messo e cosa no, devi anche sapere come metterlo.

Si parte dando un titolo alla scena. Può sembrare inutile e, come i numeri di scena, trascurabile. Io invece ti suggerisco di metterlo più che altro perché se a metà lettura mi devo interrompere e chiudo la sceneggiatura, poi posso aver difficoltà a ritrovare il punto o la scena cui ero rimasto. Se c’è un titolo almeno ritrovo subito il punto. In oltre visivamente aiuta a staccare e capire i confini tra una scena e l’altra.

Quindi

Si passa ora a descrivere se siamo in INTERNO o ESTERNO (abbreviati INT e EST). Verrebbe spontaneo mettere il punto dopo INT o EST ma non ci va. Il punto non è importante di per sé ma qui si tratta di uno specifico principio: non ci deve essere scritto sulla pagina niente che non sia strettamente necessario. Il punto non sarebbe nulla di ché, ma in questo caso è superfluo. Less Is More.

Ovviamente interno vuol dire luogo chiuso (una stanza, un ufficio), esterno vuol dire luogo all’aperto (un parco, la spiaggia).

Ipotizziamo di descrivere la scena di una lezione in un’aula. Un professore sta tenendo una lezione a 20 studenti.

Continuando, dopo INT si preme 5 volte la barra spaziatrice e si mette il luogo (ad esempio AULA). Potresti pensare di mettere INT – – AULA o INT/AULA ma anche questa volta quei segni sarebbero solo in più, non sono necessari. Tieni fuori dalla pagina tutto quello che puoi. L’arte non riguarda il costruire, ma il togliere! Gli spazi invece servono per dividere visivamente le varie informazioni.

L’ultima cosa che si deve scrivere all’inizio della scena è se è GIORNO o NOTTE. Si preme anche qui 5 volte la barra spaziatrice e i scrive GIORNO o NOTTE. Se in un caso specifico però siamo in un interno e non ci sono finestre si può anche evitare di metterlo.

(metto GIORNO perché voglio che ci siano delle finestre)

Vado a capo premendo una sola volta ENTER o il tasto OK. Adesso è il momento di mettere una brevissima descrizione di quello che sta succedendo: PROFESSORE e VENTI STUDENTI vanno messi in maiuscolo perché ci sono un mucchio di persone che collaborano alla realizzazione del film, ad esempio la direttrice casting che in questo caso deve sapere che ci sarà bisogno di un professore e venti studenti, proprio come ti ho detto nel capitolo sui nomi e i suoni.

Poi potrebbe esserci un dialogo, quindi si preme una volta a capo (il tasto ENTER o OK), poi centralmente il nome di chi parla e sotto il dialogo. Il nome rigorosamente maiuscolo, ricorda.

Tra nome e dialogo ci potrebbe andare anche un’altra riga per le parentetiche (sono quelle che spiegano come deve essere l’intonazione del dialogo. Ad esempio “calorosamente” “rabbiosamente”). In realtà sarebbe un errore mettere le parentetiche. A volte il modo in cui lo scrittore pensa debba essere detto un dialogo non è propriamente la migliore.

Ad esempio in Kramer Contro Kramer potrebbe esserci un dialogo in cui la signora Kramer dice un qualcosa tipo: “Sono stanca di questo matrimonio, me ne vado” e lo sceneggiatore avrebbe potuto mettere come parentetica “rabbiosa” o “urlando”, ma quel dialogo in realtà molto più efficace se recitato con tono basso e calmo. Recitata così potrebbe dare meglio l’idea di rabbia. Lo sapevi che per esprimere rabbia è più efficace sussurrare? No? Non lo sapevi perché non sei un attore. Un attore lo sa, quindi lascia a lui il compito di decidere come recitare la battuta.

In Il Diavolo Veste Prada il personaggio della Streep è un personaggio di potere, è il boss eppure non alza mai la voce. Una regola della recitazione è che se si urla le persone tenderanno ad allontanarsi ed indietreggeranno, ma se si parla in maniera calma e pacata si avrà la loro attenzione. Come vedi se lasci fare ad un attore che queste cose le sa ti aiuterà a rendere migliore il tuo film.

Un’altra cosa che non devi mai mettere sono le evidenziature, cioè scrivere una parola del dialogo in corsivo per indicare ad un attore di metterci più enfasi. Prova ad immaginare se Shakespeare avesse scritto “Essere o non essere…” enfatizzando il non. Sarebbe differente da “Essere o non essere” con l’enfasi sul primo essere. Il problema è che lo sceneggiatore non è un attore! Non può sapere come sia meglio interpretare quella frase.

Il punto è:

Fai lavorare gli attori ed i registi con te.

A Hollywood c’è molto astio verso i registi. Gli sceneggiatori pensano che si prendano troppi meriti rispetto a quello che realmente fanno.

Anni fa uscì Show Girls, un film di poco successo, ed il mio professore di sceneggiatura della UCLA, Richard Walter, fu invitato in TV e in radio per parlarne. Ad un certo punto un conduttore disse a proposito del regista: “È un idiota perché ha ambientato il film a Las Vegas!”. Ma se leggiamo la sceneggiatura vedremo “ESTERNO LAS VEGAS NOTTE”. Lo sceneggiatore lo ha deciso, non il regista!

Kurosawa dice che:

Un cattivo regista può rovinare una bella sceneggiatura, ma un grande regista non può fare un bel film da una pessima sceneggiatura.

Altro esempio: nel primo film che Clint Eastwood ha diretto (Brivido Nella Notte) lo stesso Eastwood interpreta un dj radiofonico, e all’inizio del film, durante il programma, riceve la chiamata di una donna con la voce suadente la quale chiede di mandare in onda la canzone di Arold Garner Misty for Me. Di notte, dopo il programma, il dj va in un bar e c’è una donna al balcone da sola, si volta verso di lui e gli chiede di suonare Misty for Me (lei era quella che aveva chiamato). Lui le offre da bere e hanno una breve storia di amore, ma lei è troppo possessiva ed è una stalker. Anche dopo averla lasciata lei continua a pedinarlo.

Dopo un incontro di affari lui sale in auto, parte e trova lei in mezzo la strada. È costretto a fermarsi. Lei gli chiede di andare a cena, lo invita a casa sua. Lui replica che hanno troncato la loro relazione, ma lei dice di volerlo come amico, una cena tra amici si può fare, ma lui non vuole. Lei si getta dentro l’auto e toglie le chiavi dal cruscotto.

Lui le chiede di ridargli le chiavi della macchina, e in sceneggiatura leggiamo

Beh…nera di rabbia sono tre parole più del necessario. Avrebbe potuto scrivere anche solo rabbiosa. Così si sarebbero tirate via due parole su tre. Se si aggiustasse in questa misura tutta la sceneggiatura potremmo guadagnare anche 20 pagine. In realtà si può eliminare anche rabbiosa perché lo sceneggiatore fa muovere, dondolando, le chiavi ad Evelyn in segno di sfida, e col dialogo la voleva far urlare pensando che così sarebbe stato molto più di effetto.

Nel film l’attrice dice “Vieni a prenderle” con molta calma, quasi sussurrando, e questo incute molto più timore che una frase urlata. L’effetto drammatico è più efficace se scatena reazioni nella mente dello spettatore piuttosto che nel corpo (brividi, batticuore dallo spavento).

La prima cosa che un attore fa appena riceve la sceneggiatura è cancellare tutte le parentetiche. Un attore non è una macchina o un robot, è un tuo collaboratore. Ci metterà il proprio stile.

Ecco perché meglio evitare le parentetiche e lasciarsi aiutare dagli attori.

Rimanendo ancora un attimo su questo esempio, ho detto che per prendere le chiavi lei si butta in macchina. Ma come fa?

Nella sceneggiatura viene descritta l’auto: è una spider. Perché viene descritta? Serve alla storia? In questo caso sì, perché la spider è cabrio, senza tettuccio, quindi è possibile “buttarsi” in macchina e prendere le chiavi dal momento che non c’è nemmeno il finestrino ad ostacolare il movimento. Non sarebbe stato possibile con un’altra auto. Lo sceneggiatore deve aver pensato: “Devo mettere un’auto? La devo descrivere oppure no?” e la risposta segue sempre il principio dell’integrazione.

Ora hai finito la tua scena. Tra una scena e l’altra basta mettere due a capo (il solito tasto ENTER o OK) anche se molti cambiano direttamente pagina. Per iniziare ti consiglio di scrivere tutto di seguito.

Ho deciso che adesso voglio farmi odiare da te!

Non te l’ho detto prima perché ritengo utilissimo che tu impari tutti i passaggi e i motivi per cui vengono fatti in quel modo, ma ora posso svelarti un segreto: esistono software che impaginano per conto loro la sceneggiatura! Hanno un menu dove puoi selezionare, ad esempio Dialogo e il programma si posiziona nel punto giusto per un dialogo. Poi clicchi su Descrizione e, voilà, il programma si posiziona nella colonna giusta.

Il software più famoso si chiama CeltX, ma ne puoi trovare altri in giro per la rete.

Bene, arrivati a questo punto ti faccio vedere una pagina di sceneggiatura, così puoi avere sott’occhio il format ogni volta che hai dei dubbi.

(Non badare alla storia o ai dialoghi, li invento di sana pianta al momento)

 

 

 

 

RIEPILOGO

  • La sceneggiatura è un manuale che useranno tutti i professionisti che lavorano al film. Devono esserci le informazioni utili a chiunque di loro.
  • Fare cinema è una attività collaborativa. Accetta l’aiuto degli altri professionisti.
  • Non fare il lavoro degli attori, registi o montatori. Concentrati sul fare lo sceneggiatore.
  • Le uniche cose che devi scrivere sono ciò che si vede e ciò che si sente. Tutte le informazioni che darai le darai tramite questi due canali.
  • Regola del Less Is More: metti solo i dati davvero necessari.
  • Sulla copertina scrivi solo il titolo e il tuo nome.
  • La sceneggiatura non deve essere più lunga di 110 pagine.
  • Riscrivi la sceneggiatura più e più volte.
  • Non serve scrivere la data in cui si ha finito il lavoro.
  • Non mettere il numero di scena.
  • Il font da usare è il Courier New grandezza 12, interlinea 1
  • Rilega la sceneggiatura con due fermacampioni, in alto ed in basso a sinistra.
  • Scrivi sempre in maiuscolo i nomi dei personaggi, i luoghi, i suoni, gli indicatori di tempo.
  • Usa il tempo verbale presente.

ESERCIZI

  • Prendi uno dei racconti che hai scritto durante uno degli esercizi degli altri moduli, e riscrivilo mettendo in maiuscolo tutto ciò che va scritto in maiuscolo in una sceneggiatura. Fallo anche se è in forma di prosa.
  • Scrivi col format di una sceneggiatura la scena di una donna che scopre di aver vinto alla lotteria. Ricordati che devi mettere solo ciò che si vede e ciò che si sente. Tramite vista e udito fai capire cosa prova quella donna in quel momento.